Architettura di pietra

La Casa delle Guide alpine si trova nella valle del torrente Masino (SO), in un’ex cava dismessa e oggi luogo particolarmente conosciuto per l’esercizio dell’alpinismo estremo. Protagonista indiscusso in questa zona è, prima ancora di qualsiasi costruzione, il paesaggio circostante, vera meraviglia naturale. Tuttavia, benché avvolto dagli speroni rocciosi e immerso nelle vedute di tanta letteratura romantica, all’edificio non è concesso nessun facile formalismo; al contrario, l’impianto è risolto in una struttura ad “L”, che anche in alzato si presenta come un volume semplice e rigoroso, lontanissimo dalle nostalgie delle baite di legno. Come affermato dagli stessi progettisti infatti, la Casa delle Guide si vuole porre come “un segno preciso, estraneo a mimesi storicistico-vernacolari, capace di dichiararsi e delineare (…) due ambiti di appartenenza, un “prima” e un “dopo”, vallo ideale di demarcazione tra diverse condizioni naturali e insediative”. L’impianto stereometrico riesce tuttavia a dialogare con l’immagine “sublime” delle montagne circostante, grazie soprattutto al paramento murario esterno, risolto con una finitura in scampoli di granito ghiandone delle cave locali. La pietra a spacco, posta in opera su abbondanti letti di malta, è rifinita a “rasapietra”, una tecnica della valle che prevede la rasatura dei giunti, riempiti fino a coprire parzialmente le irregolarità e le asperità perimetrali dei massi litici impiegati. Si tratta di un procedimento che cerca di massimizzare la protezione della superficie esterna della compagine muraria dall’infiltrazione dell’acqua, conferendole anche una intonazione materica particolare, da cui emerge, con un risultato quasi “impressionista”, il reticolo dei giunti di un grigio più chiaro rispetto a quello del ghiandone. L’adozione dell’opera muraria rustica esprime, così, un forte radicamento materiale e culturale al luogo che, tuttavia, non impedisce ai progettisti di ricercare un’inedita scrittura compositiva per rispondere alle esigenze costruttive e funzionali dell’oggi. Il rifugio, presenta infatti un impianto a squadra, che definisce una grande corte trattata a manto erboso, in cui la geometria dell’architettura dell’uomo si oppone al disuguale andamento delle rocce (concepite anch’esse come una vera e propria architettura naturale), lasciando invece il fronte massiccio a chiusura del ponte romanico (anch’esso in pietra) che attraversa il fiume Masino. Al suo interno, molta attenzione è stata dedicata alla definizione delle sezioni dei corpi di fabbrica, per riuscire ad ottenere, con contenuti funzionali molto differenti, un’unica linea di gronda: mentre infatti il braccio rivolto a sud è adibito a palestra e grande hall d’ingresso, l’altro, con il doppio affaccio est-ovest, racchiude le stanze e i servizi, concentrati a nord e conclusa con una rampa cilindrica in cemento armato a vista. Attraverso l’uso sapiente dei materiali, l’intervento si pone in un’idea di continuità con le caratteristiche costruttive del luogo (pietra e legno), non rinunciando però a tecniche e materiali aggiornati (prefabbricazione, cemento armato esibito) laddove l’uso forzato di materiali tradizionali costituirebbe una forzatura.Ai prospetti interni, trasparenti, tamponati in legno e con caratteristiche più propriamente private verso la corte, è quindi contrapposta l’immagine esterna del complesso, che si ha man mano che ci si avvicina: l’ombra dei pilastri aggettanti sul fronte delle camere, che reinterpreta sapientemente la sagoma dei contrafforti fortilizi, i trafori quadrati che rievocano le buche pontaie (qui utilizzati come motivo decorativo della cortina muraria e non come reale mezzo d’illuminazione); la grande canna fumaria che, a differenza degli speroni (tradizionali presidi antisismici), dichiara la sua modernità e “inutilità strutturale” essendo sollevato da terra; o ancora la strombatura delle aperture che, oltre a direzionare la luce, riporta alla memoria le feritoie delle roccaforti. Le murature sono tutte realizzate a doppio paramento con coibentazione interposta; un setto interno portante di calcestruzzo armato, dello spessore di 20 centimetri, si accosta allo strato litico esterno spesso circa 30 centimetri. Blocchi monolitici di granito, estremamente regolarizzati con trattamento di superficie a “pianosega” costituiscono, secondo tradizione, gli architravi delle aperture; il calcestruzzo armato a vista interviene, invece, a risolvere, le solette su grandi luci e il vano scala cilindrico. Solo una apertura a nord e due ante scorrevoli dei serramenti ad ovest sono dipinti di bianco, a ricordare le cornici e gli sguinci di molte aperture di edifici storici rurali in Valtellina. In perfetto equilibrio tra modernità e identità del luogo, il progetto dello studio Romegialli rifiuta qualsiasi definizione temporale precisa, e cerca invece di costruire nello spazio un dialogo con il paesaggio circostante,

Testo di Monica Prencipe
Foto di Filippo Simonetti

Intervento
Lodge, casa delle guide alpine e palestra in una cava dismessa
Luogo
Valmasino (Sondrio)
Progettisti
Gianmatteo Romegialli, Angela Maria Romegialli, Erika Gaggia (act_romegialli) - Roberto Romegialli
Progetto preliminare con
A. Finozzi , A. Ghinato
Strutture
Giuliano Giaggia
Committente
Comunità Montana della Valtellina
Anno di redazione
1989
Anno di realizzazione
1996 - 2000
Imprese esecutrici
Carmelo Cannizzo
Caratteristiche tecniche particolari
Muri in pietra di cava realizzati con la tecnica tradizionale “rasapietra”