Involucri

L’intervento, nato dall’iniziativa della USL di Prato di realizzare una residenza sanitaria assistenziale, insiste su di un’area di grande rilevanza paesistica e dall’intrinseca vocazione agricola. L’interrelazione millenaria tra la natura e l’uomo, che ha plasmato gran parte del paesaggio italiano per i propri scopi, è sempre stato caratterizzato dalla capacità di legarsi in maniera unica al suolo, di radicarsi insomma, spesso anche stravolgendo la struttura naturale originaria, ma cercando comunque di sfruttarne le potenzialità intrinseche. L’idea progettuale del complesso di Montemurlo nasce quindi direttamente dal contesto circostante, caratterizzato da declivi terrazzati, realizzati con muri a secco anche di notevoli dimensioni, in un sistema territoriale in cui gli aggettivi “naturale” e “artificiale” perdono completamente i loro confini ed il loro significato. La specificità funzionale dell’intervento da realizzare ha reso necessaria una mediazione tra la logica di impianto e il difficile assetto morfologico del terreno. Il progetto finale sceglie di mantenere un solo affaccio verso valle, orientato in direzione sud-est, realizzando una sorta di sostruzione dalla forma semicircolare, incassata nel terreno, per permettere sia la migliore esposizione delle singole stanze, sia di assecondare le curve di livello del terreno. Il progetto, dovendo inoltre tenere in considerazione le preesistenze dell’area, rappresenta anche un esempio di riuso funzionale degli edifici rurali all’interno della nuova struttura. Il complesso è destinato ad accogliere 40 posti permanenti ed altri 10 per un centro diurno integrato. Oltre a questi, la struttura prevede anche: camere di foresteria per due posti letto ed un edificio amministrativo, la sala per visitatori e utenti, un locale di reception, e l’attigua sala polivalente che ospiterà anche le funzioni religiose, nonché un’area funzionale al centro servizi e lo spazio destinato ai servizi di vita collettiva. L’intervento fa infatti parte del potenziamento della rete dei servizi residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti. La soluzione tipologica prende spunto direttamente dallo spazio dell’aia, così come declinato dai tantissimi esempi dell’architettura rurale toscana. Nelle situazioni di pendio infatti, l’aia è spesso costituita da un vero e proprio basamento: questo ampio giardino pensile diventa quindi la quota delle preesistenze (in cui sono stati localizzati gli uffici del personale, reception, ed altri servizi di accoglienza) e di accesso alla struttura residenziale; mentre nel volume che si costituisce tra il limite del muro circolare esterno ed il pendio del poggio, sono collocati i nuclei abitativi della struttura. Questi, disposti a ventaglio, sono, come già accennato, in affaccio sulla valle secondo un sistema ripetuto sui due livelli. Il nucleo basamentale, è definito in alzato da un gioco di pieni e vuoti che movimentano la superficie muraria e che, in ogni punto, modificano la percezione del paesaggio circostante, “inquadrato” da forme sempre diverse. Il sistema degli affacci sulla valle sottostante stabilisce un parallelo non solo con l’architettura rurale, ma anche con quella delle roccaforti che “presidiano” il territorio toscano: la terrazza d’arrivo infatti, da cui si accede alle residenze sottostanti, è concepita come uno spazio completamente libero ed un punto privilegiato d’osservazione, mentre al contrario, dalla vallata sottostante, il muro di pietra definisce un confine chiuso e privato. La lunga parete semicircolare è in realtà un diaframma, costituito da due paramenti dal carattere completamente opposto: la prima vetrata, a diretto contatto con le stanze degli ospiti, mentre la seconda, posta ad una distanza di 1,80 metri, è realizzata in pietra locale, e interrotta solo da aperture casuali che rendono le singole camere riconoscibili ed individuabili. Ne risulta che ogni stanza sia, nella sua serialità e ripetibilità planimetrica, diversa dalle altre. E’ infine interessante sottolineare che il diaframma più esterno del muro è rivestito in pietra locale, ricavata direttamente dagli scavi del cantiere. Tale soluzione, che rievoca i muri a secco tipici della campagna toscana, è anche frutto di un’attenzione dei progettisti ai temi della sostenibilità ambientale ed economica, in quanto ha permesso sia di azzerare il trasporto del materiale lapideo, sia di risolvere il problema di come utilizzare il materiale di scarto prodotto nelle fasi di realizzazione.

Testo di Monica Prencipe
Foto di Pietro Savorelli, Jacopo Carli, Archivio Ipostudio

Intervento
Residenza Sanitaria Assistenziale
Luogo
Montemurlo (PO)
Progettisti
Ipostudio Architetti - Lucia Celle, Roberto Di Giulio, Carlo Terpolilli, Elisabetta Zanasi Gabrielli
Coordinamento generale
STS spa
Committente
Azienda Sanitaria Locale 4 Prato
Anno di redazione
1999
Anno di realizzazione
2010
Costo
Euro 5.073.000,00
Imprese esecutrici
Restructura Soc. Coop. arl (I fase), Staccone Spa (II fase)
Imprese fornitrici
Marazzi Group, Lafarge Gessi, Rockwool, Armstrong, Fail System, Internoform Italia Srl, OTC Doors, Schindler, ICI caldaie, CLINT, ABB Spa, Eurosystem Spa
Dati dimensionali
Superficie tot. costruita: 3360 mq; volume totale: 12.580 mc
Caratteristiche tecniche particolari
Il diaframma più esterno della facciata è rivestito con la pietra locale ricavata dagli scavi del cantiere, come evocazione dei muri a secco tipici della campagna toscana