Ibrido domestico

Nei pressi della bellissima villa Torlonia, immersa nel verde dell’elegante quartiere Nomentano di Roma, sorge un interessante villino del 1905, oggetto di una ristrutturazione creativa e suggestiva ad opera dello studio dell’architetto Realacci. Il villino presentava un impianto classico, con ampio corridoio dotato di archi e salone di rappresentanza, impostazione che, grazie alla perfetta intesa creatasi tra l’architetto e il committente, è stata completamente trasformata e rivoluzionata per dare luogo a una nuova percezione e fruibilità degli spazi. Il nuovo progetto abbandona completamente la retorica e gli attributi borghesi di un tempo, dando vita ad un nuovo linguaggio poetico e dinamico attraverso il quale gli elementi dialogano in modo fluido. Così, ad esempio, le profonde arcate che scandiscono gli spazi giocano con le curve luminose disegnate sul soffitto “stellato”, per il quale è stata utilizzata una vera mappa celeste per il posizionamento dei minuscoli punti luce. Per il lungo e stretto corridoio, frutto di una revisione del progetto originale avvenuta negli anni ’30, è stata effettuata una modifica in accordo con la sovrintendenza, che lo ha tramutato in una galleria vetrata che affaccia sull’ampia terrazza. Da angusto percorso obbligato, si è dunque trasformato in moltiplicatore di luce e spazio. Qui e là compaiono a volte piccole reminiscenze del passato, come nel caso dei pavimenti originari che in alcuni dei loro tratti più belli sono stati preservati, grazie ad un paziente lavoro di intarsio complanare, creando in alcuni ambienti un tappeto al centro della nuova pavimentazione in legno. Da questa “ibridazione” linguistica e funzionale fatta di smaterializzazioni, superfici morbide, elementi di arredo che si fondono con le pareti, linee luminose che entrano ed escono degli ambienti, scaturisce una continuità spaziale del tutto nuova; una nuova libertà fisica e mentale. Ci si muove sotto un cielo stellato, seguendo scie luminose, attraverso percorsi mai obbligati, cercando ognuno il proprio modo di abitare lo spazio e di reinventarlo. Il progetto non è frutto di un ardimentoso virtuosismo stilistico ma di un articolato e complesso studio sul piano estetico ed etico che, oltre ad aver migliorato la fruibilità a livello spaziale dell’immobile si è concentrato sull’aspetto sostenibile sotto il profilo del risparmio energetico, della qualità dei materiali usati, del benessere psicofisico. Quindi, se da una parte gli spazi affascinanti e ariosi sono anche funzionali alla vita domestica, come nel caso della sinuosa parete a bilico che, ruotando su se stessa, trasforma lo spazio giochi dei bambini in una confortevole camera per gli ospiti; dall’altra, grazie alle scelte tecniche operate, la classe energetica è passata da G ad A3, con una radicale riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti. Un esempio lampante di come forma, funzione, poetica, etica ed estetica si amalgamino perfettamente dando forma ad una nuova realtà migliorata, una vera e propria ibridazione.

Testo di Francesca Matera
Foto di Archivio Studio ERA

Intervento
The Hybrid House
Luogo
Roma
Progettisti
Studio ERA - Enrico Realacci Architectures
Committente
Privato
Anno di redazione
2015 - 2016
Anno di realizzazione
2016
Costo
Euro 350.000,00
Imprese esecutrici
Barti Dream House (opere civili e impianti),
F.lli Marcellini (lavorazioni metalliche),
Arte del legno (falegnameria),
Sound & Light (domotica e audio-video)
Imprese fornitrici
Ceramiche Appia Nuova
Dati dimensionali
250 mq, 40 mq (terrazzi)
Caratteristiche tecniche particolari
Riqualificazione energetica da classe G a classe A3 ottenuta mediante trattamento dell’involucro, pompa di calore ad alta efficienza, illuminazione a led; intervento realizzato in accordo con la sovraintendenza capitolina per quanto riguarda le modifiche ai prospetti