Sulle tracce del passato

Lungo la Valle dell’Idice, tra Castel dei Britti e Mercatale, si trova la località Cavaliera che accoglie, fin dal 1600, il complesso del “Mulino fornace delle donne”, un singolare esempio d’insediamento residenziale e produttivo, destinato alla produzione della calce (attraverso la fornace), alla produzione di energia elettrica (attraverso il mulino) e all’abitazione degli addetti. L’architettura originaria dei fabbricati - risalente ai primissimi anni del ‘900 - si è conservata sostanzialmente integra, pertanto l’intervento degli architetti Stefano Campetti e Chiara Malisardi si è concentrato nel risanamento conservativo e nella riqualificazione degli elementi tipologici, formali e strutturali già esistenti. Il caratteristico apparecchio murario in ciottoli di fiume, con liste in mattoni, tipico degli edifici rurali di questa zona, conferisce al complesso una peculiare identità architettonica. Infatti, delle tantissime fornaci da calce di tipo pre-industriale operanti nelle valli appenniniche, sembra che l’ultima ad aver cessato l’attività sia stata proprio la “Fornace delle donne”, un luogo che affonda le radici nella storia preindustriale evocando suggestioni e atmosfere ben radicate nella memoria collettiva del Paese. Qui la materia prima, una volta raccolta nel vicino alveo del fiume e poi lavorata, con metodologia paleo-industriale, veniva cotta secondo la tecnica degli strati di carbone alternati a strati di ciottoli; le zolle di calce viva venivano poi triturate e ridotte in polvere, ottenendo così la “calce eminentemente idraulica”. Essendo l’intero complesso edilizio sottoposto a precisi vincoli imposti di quello che allora era Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, il lavoro di recupero si è incentrato sulla quasi totale ricostruzione dell’ex stalla con fienile, a cui era annesso il fabbricato accessorio destinato agli animali da cortile con tanto di antico pozzo. L’edificio da ristrutturare era articolato su due livelli e suddiviso tra piano inferiore, composto da due ampi vani centrali, e piano superiore, dove trovava spazio una piccola unità abitativa, accessibile mediante una scala esterna in muratura, confinante con il grande fienile. Da questa struttura originaria, sono state ricavate due unità distinte, unite da un unico collegamento interno al primo piano, entrambe su tre livelli, da cui sono state ricavate una grande residenza e uno studio d’architettura. La porzione abitativa occupa il lato più appartato, con vista sul verde, sul torrente Idice e sul fabbricato accessorio mentre la parte studio, al contrario, risulta visibile dall’ingresso e ha gli affacci quasi esclusivamente sull’antico complesso. Come da tradizione del luogo, i mattoni utilizzati per tutte le porzioni a vista, sia di muratura, sia per le pavimentazioni, sono stati realizzati a mano da un’antica fornace, ancora attiva in loco; le tinteggiature delle murature esterne sono state eseguite a calce; gli infissi in legno bianco e il manto di copertura è stato realizzato con le antiche tegole recuperate. Una fedele ricostruzione degli elementi preesistenti, con alcune limitate aggiunte di nuove murature, una massima leggerezza e leggibilità di tutto ciò che un tempo non era presente, ha consentito la realizzazione di ambienti privi di soluzione di continuità, sia orizzontale che verticale. Naturalmente, intervenendo su un edificio rurale vincolato sotto l’aspetto architettonico e ambientale, gran parte delle scelte effettuate relative alle tecnologie e ai materiali sono state rivolte a dar vita a un’architettura dal forte carattere ecosostenibile. Un cospicuo utilizzo di materiali isolanti sulle pareti esterne e nella copertura (ventilata), infissi esterni con alte prestazioni, il riscaldamento a pavimento con caldaie a condensazione e una stufa-camino nell’abitazione sono elementi in grado di limitare quanto più possibile i consumi, oltreché contribuire a ricevere una percezione di benessere psico-fisico degna di un ambiente rurale ricco di storia. Non è stato però possibile inserire pannelli solari in copertura e sonde geotermiche, non solo per l’atipica tipologia del sottosuolo che avrebbe prodotto uno scarso rendimento, ma per i rigidi vincoli paesaggistici e ambientali a cui viene sottoposto un edificio di valore storico.

Testo di Emma Greco

Intervento
Ricostruzione di ex-stalla/fienile vincolato e di fabbricato accessorio
Luogo
Ozzano dell’Emilia (BO)
Progettisti
Stefano Campetti, Chiara Malisardi
Collaboratori
Adriano Tolomelli (strutture)
Anno di realizzazione
2006
Imprese esecutrici
Biocostruzioni (impresa esecutrice), Lobanti Andrea (impianti elettrici)
Imprese fornitrici
Tematic (bagni, caldaie e radiatori), Velta (impianti pannelli a pavimento), Savoia e Chiarioni (cucina e soggiorno), F.lli Mattiorli (opere in ferro), Vetreria Landi (opere in vetro)
Dati dimensionali
lotto 2.300 mq, sup. lorda complessiva 475 mq
Caratteristiche tecniche particolari
Porzioni di muratura interna in sasso, pareti con intonaci a calce, mattoni in cotto a mano, strutture metalliche