(De)costruire le emozioni

Arte contemporanea, architettura e urbanistica. Il polo culturale che maggiormente risponde a tutte queste passioni è - in Italia - il Museo delle Arti del XXI secolo, noto anche come MAXXI. Fulcro per l’arte contemporanea, è stato progettato dalla recentemente scomparsa Zaha Hadid nel 1998: la progettista inglese ha dato nuova vita all’area dell’ex caserma Montello al Flaminio e della vicina chiesa parrocchiale, trasformandole in un campus dedicato alla musealizzazione dell’arte del XXI secolo e dell’architettura. Nel fare ciò, Hadid ha definito elementi compositivi e progettuali nella sua cifra stilistica: linee fluide e geometrie che sembrano disfarsi nel movimento. Tenendo queste linee guida come riferimento, il progettista romano Andrea Lupacchini, si è dedicato al progetto di riconfigurazione di alcune delle aree del MAXXI, adibite una a ristorante e un’altra a caffetteria con annesso book- shop. A questo si unisce anche la volontà di realizzare uno spazio dinamico e innovativo, che possa essere vissuto dai visitatori: non uno spazio di passaggio o dedito alla mera funzione, ma che emozionasse. Un lavoro indubbiamente complesso sia per l’eredità architettonica, sia per le problematiche che si pongono dal riallocare spazi non pensati per questo scopo. I locali selezionati nascevano come spazi per esposizioni e dunque la configurazione era limitante e condizionante, riconducendosi a spazi troppo dilatati che avrebbero rischiato di allontanare la clientela dalle sensazioni organolettiche; un’illuminazione “opprimente” in quanto proiettata dall’alto verso il basso come per una galleria espositiva (appunto) e da ultimo il discomfort acustico dovuto alla conformazione degli spazi e ai materiali isolanti utilizzati nel progetto originale. Lupacchini ha perciò agito su questi punti deboli trasformandoli in vantaggi e focalizzando su di loro lo sviluppo del lavoro. Innanzitutto si è pensato a dei pannelli circolari in materiale fonoassorbente, diversi tra loro per diametro e inclinazione, posti in sospensione: questi hanno innanzitutto la funzione di attutire l’impatto acustico e quindi di creare un’atmosfera eterea ed emozionante, attraverso l’impressione del galleggiamento, della leggerezza e della luminosità. A queste due funzioni se ne aggiunge una terza, legata al museo: sui pannelli sospesi potranno essere collocati o agganciati oggetti di design, banner, ed elementi di illuminazione andando così incontro alle necessità espositive. Sul piano delle illuminazioni, quindi, si è giocato ancora una volta con questi pannelli sospesi, accentuandone il senso di fluttuante leggerezza grazie alla retroilluminazione: la luce si incanala tra i tagli dei pannelli che - disposti e formati in diverse angolazioni - la deviano in più direzioni, diffondendola per il locale e creando diversi scenari. La modularità di questi pannelli, fa si che lo scenario luminoso - esaltato anche dalle cromie scelte per le pareti (bianco e beige) - possa mutare a seconda delle esigenze degli utenti e delle fasce orarie. La modularità risolve anche l’ultimo dei tre limiti, ovvero la dilatazione degli spazi: pareti attrezzate mobili, come dei veri e propri setti, schermano e suddividono lo spazio. Anche in questo caso l’area ristorazione va incontro a quella museale, dato che queste pareti permettono tanto di parzializzare l’area tavoli quanto di suddividere lo spazio, concedendo la contemporaneità di svolgimento di due eventi. Grazie anche a tendaggi, questi “setti mobili” donano una maggior privacy al ristorante che pure non resta escluso dai percorsi del MAXXI. Il tutto è reso ancor più coinvolgente dall’immagine architettonica fatta di geometrie decostruite, di piani inclinati, forme disarticolate attraverso la materia - grezza, non trattata, per creare contrasti percettivi - da vetrate e da un arredo che viene pensato per essere flessibile e modulare. Un arredo che si adatta agli scopi dei vari ambienti: per il co-working ecco banconi in corian, attrezzati, cablati e illuminati; per il relax, ecco comode poltrone e divani con tavolini per conversare e appoggiare libri e bevande; per la libreria ecco espositori, scaffalature e pareti mobili. Uno spazio multifunzionale, poliedrico e dinamico; ristorante, libreria e caffetteria coesistono in un modello concettuale che rispetta il lavoro di Zaha Hadid e non scade nel minimalismo estremo e avulso, definendosi invece in un percorso che accoglie ed emoziona il visitatore.

Testo di Massimiliano Gattoni
Foto di Archivio XOffice

Intervento
Linea e Typo
Luogo
Roma
Progettisti
Andra Lupacchini
Collaboratori
Benedetta Magrini, Jacopo Laudisa (project team); Francesca Imondi, Lucia Luccioli, Giorgio Angelini (collaboratori); Cristina Bowerman, Fabio Spada (consulenti concept ristorativo)
Committente
Consorzio Stabile Seaman
Anno di redazione
2017
Anno di realizzazione
2017
Imprese esecutrici
Tomaselli Costruzioni (opere edili), Devoto Design (allestimenti)
Imprese fornitrici
Kait (banchi e retrobanchi), iGuzzini Illuminazione (progetto illuminotecnico), R & B Impianti (impianti elettrici, domotici), Targetti (forniture Illuminotecniche), XOffice (forniture arredi)
Dati dimensionali
450 mq (bookshop caffetteria Typo)
700 mq interni, 500 mq esterni (ristorante Linea)