Comporre l’eterogeneo

Nel Cantico dell’”Inferno” Dante nomina Santa Flora, un borgo caratterizzato dalla Peschiera, un bacino artificiale circondato da mura all’interno di un parco alberato. Fu ricavata dalla trasformazione di un antico lago artificiale. Siamo all’incirca nel 1300 ma già dall’anno Mille questa zona si caratterizzava per la presenza imponente dell’acqua; acque sorgive, fonti e torrenti che ne determinavano il territorio. Nel tempo le stesse acque subirono dei cambiamenti vincolanti, furono delimitate da dighe, irregimentate e controllate per fornire energia ai mulini e alle altre attività circostanti. Nacquero diversi opifici e complessi industriali proprio nell’idea di sfruttare la ricchezza d’acqua. Il giardino della stessa Pescheria citata da Dante viene poi rievocato anche nel 1700 quando lo si descriveva come ricco di alberi e di essenze. Si era in qualche modo venuta a creare un’economia locale in grado di rispondere alla sussistenza dei suoi abitanti. Si tratta di una storia praticamente immutata fino ai primi del Novecento quando fu costruito un acquedotto diminuendo la portata dei corsi d’acqua e mettendo in crisi le attività collegate alla presenza di questo elemento naturale. Inizia un momento di degrado non solo per le attività ma anche per la natura circostante che soffre per la mancanza d’acqua. La sintesi storica apre uno spiraglio su quelli che sono stati i temi principali del progetto di riqualificazione diviso tra il restauro dei singoli manufatti e quello del sistema ambientale. L’oggetto architettonico non è più autonomo di per sé ma cerca un legame imprescindibile con l’ambiente e la natura, si è rivelato necessario un lavoro su scale diverse dal singolo elemento al grande contesto senza perdere la dinamica del filo conduttore. La prima scelta è stata quella di ridar vita a un insieme di luoghi pubblici a margine del centro storico che potessero fungere da spazi di relazione per un rinnovato rapporto con il territorio: due aree per spettacoli, un ostello in un vecchio mulino, un sistema di orti, una rete di giardini, un sistema di canali e di acqua. Il progetto ha coinvolto diverse professionalità da chi ha lavorato sul restauro di oggetti architettonici a chi ha progettato i nuovi percorsi di acqua e terra con l’introduzione della vegetazione autoctona fino ad arrivare a chi ha eseguito importanti opere di disboscamento e di recupero d’intere aree agricole. Un importante intervento è stato applicato alla chiesa delle Clarisse per la quale sono state restaurate le mura originarie, è stato creato un nuovo sistema di raccolta delle acque piovane e risistemata la pavimentazione. Le aule sono diventate stanze all’aperto verso i giardini che sono stati a loro volta sistemati insieme a tutta l’area esterna con zone attrezzate, giochi all’aperto e nuovi spazi pavimentati. Un secondo importante intervento del progetto è stato il restauro del Mulino di Melampo con la ricostruzione delle coperture in legno al fine di realizzare un ostello. Un aspetto particolare ha riguardato la bonifica dell’area fluviale con il taglio del sottobosco e la pulitura degli argini. Le operazioni di pulitura hanno anche permesso di riportare alla luce le briglie e le opere di regimazione originarie. Infine il restauro degli “Orti di Fedro” ha permesso la creazione di nuovi spazi pubblici, l’area è stata divisa in parcelle di diverse dimensioni con serre e box per il magazzino.

Testo di Sveva Guerra
Foto di Riccardo Petrachi

Intervento
restauro e rifunzionalizzazione della Chiesa di S. Antonio e degli Orti delle Clarisse per la realizzazione di nuovi spazi pubblici
Luogo
Santa Fiora (GR)
Progettisti
Luca Montuori, Riccardo Petrachi con Silvio De Sisti e Marina Checchi
Collaboratori
Alice Lentisco, Francesca Delicato, Simone Capra, Simone Stabile
Committente
Comune di Santa Fiora
Anno di redazione
1999 - 2003
Anno di realizzazione
2005 - 2009
Costo
11.500.000,00 euro
Imprese esecutrici
TECRES Srl
Imprese fornitrici
Ariostea (pietre ricomposte), Martini (Lampade), Santa Fiora (pietre naturali)